Armi da Taglio

Legislazione armi da taglio in italia

Per armi si debbono intendere quelle “proprie”, comprese quelle da punta e taglio. I coltelli non rientrano in questa categoria poiché, per espressa previsione di legge (art. 45 del Regolamento del T.U.L.P.S.), essi sono definiti “strumenti atti ad offendere” o armi improprie. L’obbligo di denuncia vige, invece, per armi quali i pugnali, gli stiletti, e le baionette, che si differenziano dai coltelli, oltre che per la loro naturale destinazione d’uso (offesa alla persona), per la presenza del doppio filo tagliente. Tali armi possono essere acquistate solamente da titolari di licenze di polizia, debbono essere vendute da soggetti autorizzati (armerie) e denunciate secondo le modalità indicate dal citato art. 38.

Prima di tutto esistono quattro condizioni di base che vanno regolamentate:

1) L’acquisto
2) La detenzione
3) Il porto
4) Il trasporto.

La differenza tra porto e trasporto sta nella pronta disponibilita’ dell’oggetto in questione.
Esistono poi due categorie:

A) Le armi bianche propriamente dette
B) Gli oggetti atti all’offesa o armi improprie.

La legge italiana definisce armi bianche tutte quelle la cui naturale destinazione e’ l’offesa alla persona.
Sono oggetti atti all’offesa tutti quegli oggetti che sono principalmente utensili o attrezzi sportivi, ma che ovviamente per le loro caratteristiche costituiscono un buon sistema per nuocere al prossimo.

In generale appartengono alla categoria A):

– Spade originali (affilate o meno che siano)
– Repliche di spade affilate
– Pugnali
– coltelli automatici
– mazze

Rientrano invece nella categoria B)
– repliche di spade prive di filo
– repliche di pugnali privi di filo
– coltelli di qualsivoglia genere purche’ non automatici
– asce e accette
– cacciaviti
– piedi di porco
– tondini di ferro
– lame sportive (fioretti, spade e sciabole)
ecc…

La differenza tra un pugnale e un coltello e’ che il primo e’ dotato di lama a doppio filo.

Perche’ le spade originali, anche non affilate, son considerate armi proprie?
Per lo stupido criterio legislativo: esse vennero costruite con l’offesa alla persona come obiettivo, pertanto sono armi.
Una replica identica in tutto e per tutto costruita oggi priva di filo e intesa per collezione non e’ arma.
Stupido?
Potete scommetterci, ma non sta scritto da nessuna parte che la legge risponde al buon senso. La legge e’ legge, punto e basta.

Ma proseguiamo.
Tutti gli oggetti della categoria A) sono sottoposti al seguente regime per quanto riguarda la regolamentazione delle 4 condizioni succitate:

1) e’ necessario un titolo di Pubblica Sicurezza. Porto d’armi, Nulla Osta o altro.
2) e’ necessaria la denuncia presso l’ufficio di Pubblica Sicurezza (commissariato, staz. carabinieri o altro) territorialmente competente nel piu’ breve tempo possibile dall’acquisto.
3) e’ sempre e comunque proibito.
4) e’ consentito con un titolo di porto d’armi. In caso di acquisto con Nulla Osta questo vale anche da titolo per il trasporto una tantum dal negozio a casa lungo il tragitto piu’ breve ragionevolmente seguibile (vale a dire che se acquisto a Roma e abito a Milano e mi trovano a Firenze con una spada nessun problema, ma se mi trovano a Napoli potrebbero sollevare obiezioni fondate).

Per gli oggetti della categoria B) invece vale il seguente regime:

1) Sono liberamente acquistabili sempre e comunque.
2) sono liberamente detenibili sempre e comunque.
3) Ne e’ consentito il porto senza alcun titolo per giustificato motivo (se sono un idraulico e ho una chiave inglese in tasca mentre sto andando a riparare un lavandino nessuno ha nulla da dire. Se ho una chiave inglese in tasca alla manifestazione di Rifondazione in Piazza del Duomo qualcuno potrebbe sollevare piu’ di un’obiezione fondata. Se ho una roncola in cintura in mezzo al mio campo nessuno dice niente. Se ho una roncola in cintura mentre entro in Palazzo di Giustizia…).
4) Sono liberamente trasportabili sempre e comunque.

Ora, fin qui e’ abbastanza facile, ma ci sono alcuni oggetti che recentemente hanno cambiato “categoria”.
La legge non e’ cambiata, ma cambia il ruolo che tali oggetti assumono all’interno della stessa.
Le katane, per esempio, dietro diretto interessamento delle federazioni italiane di kenjutsu e battodo sono state spostate nella categoria B) in quanto strumenti sportivi. Si e’ riconosciuta in sostanza la ridottissima pericolosita’ sociale delle stesse, e il fatto che ormai, nel XXI secolo, tali lame sono usate solo per scopo sportivo o di studio.

Una nota esplicativa: la legge non e’ stata cambiata. E’ stato cambiato il modo in cui alcune questure la interpretano. Questo puo’ dare adito a diversi problemi. Purtroppo, come al solito, la legge italiana non brilla per chiarezza.

Una recente interrogazione parlamentare riguardo allo scempio che la legge attuale ha perpetrato nel patrimonio di armi storiche italiano potrebbe portare in breve tempo a una riconsiderazione di tutta la categoria.

Purtroppo la frammentazione e scarsa cooperazione delle scuole di arti marziali occidentali fa si’ che non si veda in un prossimo futuro il riconoscimento di repliche di spade occidentali affilate come strumenti sportivi e di studio come e’ accaduto per le katane.
Ma non e’ detto che con il diffondersi delle rievocazioni storiche a livello serio e dello studio della spada medievale questo non cambi in futuro.

Considerazioni finali
I coltelli (tutti, di qualsiasi misura) possono essere portati per “giustificato motivo”.
Il cacciatore è, per legge, in situazione di giustificato motivo dal momento in cui parte da casa a quando vi ritorna. Però non può salire in corriere o in treno con un fiero coltello alla cintura! Meglio se lo tiene nel sacco da montagna o nascosto.
In tutti gli altri casi bisogna trovarsi in una situazione in cui sia dimostrabile che si è portato o si sta portando il coltello per uno scopo preciso: cercatore di funghi per tagliare i funghi, escursionista o campeggiatore per le necessità di campagna, artigiano per lavori attinenti al suo mestiere, ecc.
Non è considerato valido il motivo generico: “perché lo uso per fare la punta alla matita e per pulirmi le unghie!”
Non è valido il motivo di difesa perché la legge vuole proprio evitare che si porti il coltello per bucare la pelle altrui.
Si può sempre trasportare il coltello impacchettato.
Chi porta il coltello è meglio quindi che abbia una scusa sempre bell’e pronta del tipo: vado nel giardino del mio amico a tagliare un ramo!