Normativa

NORMATIVA ARMI

Definizione e classificazione
Questo spazio propone un vademecum, basato sulle domande che ci vengono più spesso rivolte in tema di porto, detenzione, manutenzione e custodia delle armi.
Delle armi può essere data una definizione tecnica ovvero una giuridica.

Sotto il profilo strettamente tecnico, per arma deve intendersi qualunque strumento atto ad offendere, per sua destinazione naturale (armi proprie) o per le modalità di impiego (armi improprie). Le “armi proprie” sono quelle da fuoco (pistola, fucile, etc.), da getto (lancia, arco, etc.), da taglio o da punta (spada, pugnale, etc.), batteriologiche o chimiche (in ragione degli aggressivi in esse contenuti), i congegni esplodenti, dirompenti o incendiari (bombe a mano, bombe incendiarie, etc.). Nella categoria delle “armi improprie”, invece, rientrano le mazze, i tubi, le catene, i bulloni, le sfere metalliche, etc.

La definizione giuridica, invece, è quella che si desume dal combinato disposto delle norme del Cod. Pen. (artt. 585 e 704) e del t.u.l.p.s. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) (art.30), della legislazione vigente in materia ed in particolare della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni ed integrazioni.

Sotto questo aspetto è possibile operare la seguente distinzione:
ai sensi dell’art. 585 del c.p., agli effetti della Legge penale, per armi si intendono: quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa della persona;
tutti gli strumenti atti ad offendere dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto, ovvero senza giustificato motivo;
le materie esplodenti ed i gas asfissianti o accecanti, in quanto espressamente assimilati.
Agli effetti delle contravvenzioni concernenti la prevenzione dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale (artt. 695-703 c.p.), ai sensi dell’art. 704 del c.p., per armi si intendono:
quelle indicate nel n.1 cpv. dell’art. 585 c.p.;
le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.

Ai sensi dell’art. 30 del t.u.l.p.s. per armi si intendono:
le armi proprie, cioè quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa della persona;
le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti ovvero gas asfissianti o accecanti.
Varie sono le classificazioni sui diversi tipi di arma.

Ai sensi dell’art. 1, 1° comma della legge 110/75, “sono da guerra le armi di ogni specie che per la loro spiccata potenzialità d’offesa sono o possono essere destinate al moderno armamento delle truppe nazionali o estere per l’impiego bellico, nonché le bombe di qualsiasi tipo o parti di esse, gli aggressivi chimici, i congegni bellici micidiali di qualunque natura, le bottiglie e gli involucri esplosivi o incendiari”.
“Sono invece armi tipo guerra quelle che pur non rientrando tra le armi da guerra possono utilizzare lo stesso munizionamento delle armi da guerra o sono predisposte al funzionamento automatico per l’esecuzione del tiro a raffica o presentano delle caratteristiche balistiche o di impiego comuni con le armi da guerra” (art. 1, 2° comma, legge 110/75).

Rientrano tra le armi comuni da sparo ai sensi dell’art. 2, 1° comma della legge 110/75:
“i fucili anche semiautomatici con una o più canne ad anima liscia;
i fucili con due canne ad anima rigata, a caricamento successivo con azione manuale;
i fucili con due o tre canne miste, ad anima liscia o rigata, a caricamento successivo con azione manuale;
i fucili, le carabine ed i moschetti ad una canna ad anima rigata, anche se predisposti per il funzionamento automatico;
i fucili e le carabine che impiegano munizioni a percussione anulare, purché non a funzionamento automatico;
le rivoltelle a rotazione;
le pistole a funzionamento semiautomatico;
le repliche di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890;
sono altresì armi comuni da sparo i fucili e le carabine che, pur potendosi prestare all’utilizzazione del munizionamento da guerra, presentino specifiche caratteristiche per l’effettivo impiego per uso di caccia o sportivo, abbiano limitato volume di fuoco e siano destinate ad utilizzare munizioni di tipo diverso da quelle militari. Sono infine considerate armi comuni da sparo quelle denominate “da bersaglio da sala”, o ad emissione di gas, nonché le armi ad aria compressa sia lunghe sia corte e gli strumenti lanciarazzi, salvo che si tratti di armi destinate alla pesca ovvero di armi e strumenti per i quali la Commissione consultiva di cui all’art. 6, comma 1 della legge 110/75 escluda, in relazione alle rispettive caratteristiche, l’attitudine a recare offesa alla persona”.

Si considerano armi per uso sportivo (legge 25 marzo 1986, n. 85):
quelle riconosciute dal Ministero dell’Interno, su conforme parere della Commissione consultiva centrale delle armi;
quelle, sia lunghe sia corte che, per le loro caratteristiche strutturali e meccaniche, si prestano esclusivamente allo specifico impiego nelle attività sportive (art. 2)”.
A norma dell’art. 4, comma 1 della legge 110/75 sono definite armi comuni non da sparo:

le armi bianche: strumenti da punta o da taglio (pugnali, baionette, coltelli, spade);
gli strumenti per i quali sussiste un divieto assoluto di porto (mazze ferrate, bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere);
bastoni animati”.
La definizione di armi giocattolo si desume dal contenuto dell’art. 5, comma 1 della legge 110/75, così come modificato dalla legge 21 febbraio 1990 n. 36 e dai divieti posti da tale norma che possono essere così sintetizzati: “i giocattoli riproducenti armi non possono essere fabbricati con l’impiego di tecniche e di materiali che ne consentano la trasformazione in armi da guerra o comuni da sparo o che consentano l’utilizzo del relativo munizionamento o il lancio di oggetti idonei all’offesa della persona. Devono inoltre avere l’estremità della canna totalmente occlusa da un visibile tappo rosso incorporato”.

Un’altra distinzione è quella tra armi antiche, artistiche e rare:

antiche (art. 2 lett. b, comma 1 della legge 110/75 ed art. 10, comma 1 della stessa legge) sono quelle ad avancarica e quelle fabbricate prima del 1890;
artistiche quelle che posseggono un particolare pregio estetico per la loro fattura originale, o che provengono da artefici particolarmente noti;
armi rare sono quelle armi classificabili come pezzi unici o reperibili in pochi esemplari (art. 6, d.m. 14 aprile 1982);
armi storiche sono quelle legate ad un’epoca determinata, a personaggi o ad eventi di rilevanza storico-culturale (art. 6, d.m. 14 aprile 1982).


  • Vademecum

  • Chiunque detiene armi, munizioni o materie esplodenti deve farne immediata denuncia all’autorità di P.S. (Ufficio locale di P.S. o in mancanza, Comando Carabinieri). L’obbligo della denuncia vige anche nel caso di locazione e comodato ( solo armi sportive o da caccia), a seguito di cessione gratuita , e per gli eredi da successione per mortis causa. Poichè la denuncia deve essere immediata , il ritardo può equivalere alla sua mancanza . Vedi art. 38 T.U.L.P.S. – art. 22 Legge n. 110/75 – sent. Cass. sez I 29.04 1992 e 13.10.1981. La detenzione, il porto e l’acquisto di armi da guerra, parti di esse nonchè il relativo munizionamento è sempre vietato.
  • Non vi è alcuna normativa che impone di detenere le proprie armi nel luogo di residenza, per cui è lecito detenerle anche in posti diversi purchè adeguatamente custodite e regolarmente denunciate presso l’Ufficio di P.S. competente per territorio.
  • L’obbligo di denuncia viene meno soltanto se le armi sono completamente inefficienti, ossia quando hanno perduto completamente le proprie caratteristiche funzionali, mentre devono comunque essere regolarmente denunciate se presentano soltanto dei semplici “difetti di funzionamento” che ne compromettono solo in parte l’efficienza e siano riparabili.
  • Il porto delle armi comuni da sparo e delle armi proprie al di fuori della propria abitazione (delle quali quindi sia stata denunciata la detenzione) è consentito al privato solo se munito della relativa licenza rilasciata, a seconda della tipologia, dal Prefetto o dal Questore della provincia di residenza.
  • Esiste il divieto del porto fuori dalla propria abitazione o delle relative pertinenze delle armi improprie e, senza giustificato motivo (es. coltelli da macellaio, arnesi da carpentiere, da falegname, etc.). Invece è sempre vietato il porto di strumenti la cui naturale destinazione è l’offesa quali noccoliere, sfollagente , mazze ferrate etc. Vedi art. 585 C.P. – art. 4 legge n. 110/75.
  • In assenza della licenza di porto, il trasporto di armi e di materiale esplodente è consentito solo previa autorizzazione da parte dell’Autorità di P.S.. Durante le operazioni di trasferimento da un luogo all’altro l’arma scarica non dovrà essere suscettibile di pronta utilizzazione e dovrà essere riposta all’interno di una apposita custodia (vedi art. 34 T.U.L.P.S. – art. 50 Reg. T.U.L.P.S. – art. 97 Reg. T.U.L.P.S.).
  • Previa denuncia all’Autorità di P.S., è ammessa la detenzione al più di tre armi comuni da sparo, sei se di tipo sportivo (non c’è invece un limite nel numero di fucili da caccia detenibili). Chi supera tali limiti viene considerato collezionista ed ha l’obbligo di richiedere l’autorizzazione alla collezione al Questore per ciascuna arma, anche se ognuna già distintamente denunciata (è invece sempre vietato il collezionismo del munizionamento).
  • E’ vietato alterare le armi comuni da sparo, per aumentarne l’efficacia e l’offensività, così come il porto delle c.d. armi clandestine, ovvero quelle non catalogate nel relativo Catalogo Nazionale e quelle sprovviste dei numeri contrassegni e di sigle di immatricolazione (es. una pistola con la matricola abrasa).
  • E’ vietata la vendita o l’acquisto delle armi comuni da sparo per corrispondenza.
  • La custodia delle armi…deve essere assicurata con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica” recita l’art. 20 della legge 110/1975. Per esempio, quando l’arma o del materiale esplodente sono detenuti in una privata abitazione è doveroso predisporre le necessarie cautele per impedirne l’accesso a chi non è autorizzato.
  • In caso di smarrimento o furto di armi, parti di esse o di esplosivi, così come nel caso di rinvenimento, occorre farne immediata denuncia al più vicino ufficio di pubblica sicurezza oppure, dove questo manchi, al più vicino comando dell’Arma.

Le principali leggi di riferimento

Elenco:

  • Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 “Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”.
  • Regio Decreto 6 maggio 1940 n. 635 “Regolamento per l’esecuzione del T.U. 18 giugno 1931 n. 773 delle leggi di pubblica sicurezza”.
  • Artt. 585, 695, 696, 698, 699, 704 c.p.;
  • Legge 4 marzo 1958 n. 100 “Uso delle armi da parte dei militari e degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria in servizio alla frontiera e in zona di vigilanza”.
  • Legge n. 110/1975 “Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi”.
  • D.M. 9 agosto 1977 “Modalità per la temporanea esportazione di armi antiche, artistiche, rare o comunque aventi importanza storica ai fini di mostre e scambi culturali”.
  • D.M. 16 agosto 1977 “Modalità per l’iscrizione nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo e per il rifiuto di iscrizione”.
  • D.M. 14 aprile 1982 “Regolamento per la disciplina delle armi antiche, artistiche o rare di importanza storica”.
  • Legge 25 marzo 1986 n. 85 “Norme in materia di armi per uso sportivo”.
  • Legge 21 febbraio 1990 n. 36 “Nuove norme sulla detenzione delle armi, delle munizioni, degli esplosivi e dei congegni assimilati”.
  • Legge 9 luglio 1990 n. 185 “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”.
  • D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 527 ” Attuazione della direttiva 91/477/CEE relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi”.
  • D.M. 30 ottobre 1996 n. 635 “Regolamento di esecuzione del D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 527 recante norme di attuazione della direttiva 91/477/CEE relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione delle armi”.
  • D.P.C.M. 25 settembre 1999 n. 448 “Nuovo regolamento di esecuzione della legge 9 luglio 1990 n. 185 recante nuove norme per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”.
  • MINISTERO DELL’INTERNO – CIRCOLARE del 13 0ttobre 1997
    n.SS9/C.26723.XV.I(5) “Giocattoli pirici e munizioni giocattolo – Riconoscimento e classificazione. Disciplina”.
  • Legge 2 ottobre 1967, n. 985 “Disposizioni per il controllo delle armi”.
  • D.M. 30 giugno 1978 “Pubblicazione del catalogo nazionale delle armi comuni da sparo”.
  • D.M. 24 novembre 1978 “Modalità per assicurare l’effettiva uscita dal territorio dello Stato delle armi destinate all’esportazione nonché per disciplinare l’esportazione temporanea, da parte di persone residenti in Italia, di armi comuni da sparo, per uso sportivo o di caccia”.
  • D.M. 28 febbraio 1981, n. 96 “Regolamento Iscrizione Registro Nazionale Imprese operanti nel settore armamenti”.
  • Legge 16 luglio 1982, n. 452 “Modifica della Legge 18 aprile 1975, n. 110”.
  • Legge 8 maggio 1989, n. 186 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul controllo dell’acquisto e detenzione di armi da fuoco da parte dei privati adottata a Strasburgo il 28 giugno 1978”.
  • D.P.C.M. 23 febbraio 1991, n. 94 “Regolamento di esecuzione della Legge 9 luglio 1990, n. 185 recante nuove norme per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento”.
  • Direttiva Ministero della Difesa 11 maggio 1991 “Disciplina per il rilascio del nulla osta per la prestazione di servizi per l’addestramento e la manutenzione di materiali d’armamento”.
  • D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 527 ” Attuazione della Direttiva n. 91/477/CEE relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi”.
  • D.M. 5 febbraio 1993 “Integrazione del D.M. 4 dicembre 1991 concernente la determinazione dei requisiti psicofisici per il rilascio del porto d’armi”.
  • Legge 6 dicembre 1993, n. 509 “Norme per il controllo sulle munizioni commerciali per uso civile”.
  • D.M. 24 marzo 1994 n. 371 “Regolamento d’attuazione dell’art.7, commi 2 e 3 della Legge 21 febbraio 1990 n. 36, concernente l’individuazione delle categorie di persone che a causa della esposizione a rischio dipendente dall’attività svolta nell’ambito della Amministrazioni della Giustizia o della Difesa o nell’esercizio di compiti di Pubblica Sicurezza, sono esonerate dall’obbligo del pagamento della tassa di concessione governativa prevista per il rilascio della licenza di porto d’armi”.
  • D.M. 14 settembre 1994 “Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo della autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per difesa personale”.
  • Circolare Ministero dell’Interno 16 dicembre 1995, n. 559/C22590.10179(17) 1-582-E-95 “Regime giuridico della balestra (Legge 18 aprile 1975, n. 110; R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza – R.D. 6 maggio 1940, n. 635)”.
  • Legge 21 dicembre 1999, n. 526 “Nuove disposizioni su armi ad aria compressa e armi ad avancarica monocolo”.
  • Decreto 9 agosto 2001, n. 362 “Regolamento armi ad aria compressa ed avancarica”.